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Magenta è un comune di 23.361 abitanti della provincia di Milano.

Magenta è soprattutto nota per la battaglia che ebbe luogo il 4 giugno 1859, durante la Seconda Guerra d'Indipendenza, combattuta tra i piemontesi e i loro alleati francesi contro gli austro-ungarici; fu vinta dai franco-piemontesi e aprì la strada alla conquista della Lombardia. La battaglia si svolse nel territorio dell'odierno comune di Magenta e del comune adiacente di Boffalora. Prende il nome di Magenta il colore rosso-viola, probabilmente con riferimento alle divise di quel colore indossate dal reparto di zuavi francesi che combatté nella battaglia.

L'area del magentino venne rivalutata dal 1836 quando, con la costruzione di una dogana sul fiume Ticino, in prossimità del ponte napoleonico, nacque l'agglomerato urbano di Pontenuovo che venne ad unirsi a Magenta. Fu questo uno dei periodi di rinascita del comune di Magenta che sostituì gradatamente ma progressivamente gran parte dell'agricoltura con le prime industrie tessili ed alimentari. L'unico scontento degli abitanti fu quello di essere inclusi dal governo austriaco nella provincia di Pavia, anziché con la vicina Milano con cui il borgo aveva rapporti secolari. Alla fine del XIX sec. Magenta comprendeva già un ospedale locale costruito con la munificenza dei benefattori Giovanni Giacobbe e Giuseppe Fornaroli, a cui la struttura venne intitolata. Il 1947 vide Magenta elevata al rango di città, con decreto del capo dello Stato Enrico De Nicola.

Origine del Nome

L'origine del nome è tradizionalmente attribuita all'Imperatore Massenzio, in onore del quale l'abitato prese il nome di "castrum Maxentiae". Un'altra ipotesi farebbe invece derivare il nome di Magenta dalla storpiatura del termine latino "mansio", ovvero luogo di sosta lungo la via consolare prima di attraversare il confine naturale del Ticino.

Le Chiese

Basilica Minore di San Martino

La Storia

L'idea di costruire un nuovo tempio per Magenta fu avanzata da Don Cesare Tragella (parroco del paese dal 1885 al 1910) per assolvere a due doveri: la necessità di dare alla cittadinanza, in continua crescita, un nuovo tempio e la commemorazione dei caduti per la gloriosa battaglia del 4 giugno 1859, il cui successo coinvolgeva ancora attivamente i magentini. Il progetto della chiesa, dedicata a San Martino e San Gioacchino, fu affidato all'architetto Alfonso Parrocchetti che ne fece un'opera neorinascimentale, impostata su una navata centrale più ampia e due laterali più strette e più basse, con una lunghezza di 87 metri, una lunghezza al transetto di 30 metri e l'altezza della cupola di 57 metri, dimensioni che la rendono la più ampia della diocesi dopo il duomo di Milano.

La prima pietra venne posata nel 1893 e, superate le difficoltà tecniche ed economiche grazie alla manovalanza gratuita fornita dai parrocchiani, i lavori di costruzione della struttura furono terminati nel 1901, permettendo la celebrazione della prima messa su un altare improvvisato. La monumentale opera venne consacrata il 24 ottobre 1903 dal Cardinale Andrea Ferrari il quale tuttavia vietò il trasporto delle ossa dei caduti della battaglia all'interno della chiesa, facendo così venire a meno uno dei motivi principali che avevano portato all'edificazione della struttura.

Il complesso architettonico fu dotato di una torre campanaria alta 72 metri anch'essa in stile neorinascimentale italiano, opera del prof. Benedetti per la parte artistica e dell'ing. Monti per la parte strutturale. Inaugurata nel 1913 dal Cardinale Ferrari, venne dotata di otto campane, sei delle quali provenienti dall'antica Chiesa di S.Martino a cui erano state donate dall'Arciduca Massimilano d'Asburgo nel 1859; asportate dalla milizia fascista nel 1943, un nuovo concerto campanario venne restituito alla comunità il 12 ottobre 1947 in occasione dell'attribuzione del titolo di città a Magenta.

I lavori di costruzione della facciata, progettata dall'architetto Mariani, iniziarono nel 1932 e terminarono solo nel 1959 per le difficoltà economiche derivate dalla mancanza di fondi e dagli eventi bellici. La facciata venne inaugrata il 4 giugno dello stesso anno dall'Arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini (futuro Papa Paolo VI); il 3 marzo 1948 arrivò il riconoscimento ecclesiastico da parte del Papa Pio XII con l'elevazione della chiesa a Basilica Minore Romana.

La struttura

L'ingresso centrale è dotato di un portale ad arco poggiante su quattro colonne in stile corinzio; nella lunetta che le sovrasta trova posto un bassorilievo raffigurante il battesimo di San Martino, mentre ai lati delle stesse sono collocate nelle rispettive nicchie le statue degli apostoli Pietro e Paolo.

Sopra il portale è scolpito il rosone raffigurante la glori del santo ed ai lati di questo sono presenti le statue dei vescovi milanesi S.Ambrogio e S.Carlo Borromeo. L'altare maggiore, progettato dall'architetto Parrocchetti, è un'importante opera realizzata con marmi policromi ed una mensa poggiante su quattro colonne di marmo bianco, tra le quali si trova un bassorilievo di metallo raffigurante l'ultima cena ed il ciborio, sormontato da una statua del Cristo risorto. Nel braccio sinistro del transetto si trova la cappella dedicata alla Madonna del Rosario progettata sempre dal Parrocchetti; l'altare fu realizzato in legno dall'artigiano Galli.

Ai lati di questa cappella ve ne sono altre due, minori, dedicate a San Francesco ed a San Giuseppe. Nel braccio destro del transetto è situata la Cappella di Santa Crescenzia, opera del Parrocchetti; l'altare fu realizzato dall'artigiano Miramonti in legno dipinto, come pure l'urna contenente i resti della martire. Ai lati di questa cappella ve ne sono altre due, più piccole, dedicate al Sacro Cuore ed al Santo Crocifisso. Il complesso architettonico della basilica può dirsi completamente realizzato negli anni '60 del XX sec. con la realizzazione del pavimento marmoreo, con l'ampliamento dell'altare maggiore e con la collocazione della nuova mensa rivolta verso i fedeli.

Tra i numerosi affreschi che arricchiscono la basilica, si ricordano quelli realizzati all'inizio del XX sec. dal prof. Valtorta e dai suoi discepoli. La cupola viene affrescata invece dal prof. Conconi di Como negli anni '60 con profeti maggiori e minori e con i quattro evangelisti. All'ingresso della basilica, una pregevole opera dell'artigiano Corneo supporta l'antico organo Prestinari, inaugurato nel 1860 e trasferito nella nuova basilica nel 1902.

Il decanato di Magenta

Nella Basilica di San Martino, ha attualmente sede il Decanato di Magenta che a livello di gestione dell'Arcidiocesi di Milano, costituisce uno dei moderni compartimenti territoriali del milanese, che va a sostituire alcune antiche funzioni della vicina, eppure sempre attiva, Pieve di Corbetta.

I membri del decanato sono costituiti dai parroci del magentino:

Dignità decanali di Magenta

  • Don Fausto Giacobbe, Presidente (San Martino, Magenta)
  • Don Mario Magnaghi, Parroco di San Martino, Magenta
  • Don Luigi Castelnuovo, Vicario di San Martino, Magenta
  • Don Giovanni Piazza, Vicario di San Martino, Magenta
  • Don Walter Larghi, Parroco della Sacra Famiglia, Magenta
  • Don Stefano Colombo, residente (Sacra Famiglia)
  • Padre Gianmaria Munaretto, Parroco di San Girolamo Emiliani, Magenta
  • Padre Alessio Zago, Vicario di San Girolamo Emiliani, Magenta
  • Padre Giovanni Arrigoni, Vicario di San Girolamo Emiliani, Magenta
  • Padre Luigi Stecca, residente (San Girolamo Emiliani)
  • Padre Carlo Valsecchi, residente (San Girolamo Emiliani)
  • Can. Maurizio Rivolta, Cappellano dell'Ospedale di Magenta

Membri del capitolo prepositurale di Corbetta

  • Can. Giuseppe Angiari, Prevosto di San Vittore e Rettore del Santuario, Corbetta
  • Can. Bruno Pegoraro, residente
  • Can. Gianni Giudici, Vicario di San Vittore, Corbetta
  • Can. Mario Motta, residente
  • Can. Pietro Bassanini, Parroco di Santo Stefano Ticino
  • Can. Marco Cozzi, Parroco di Cerello
  • Don Adam Kieltyk, residente (Santuario)

Parroci decani

  • Can.Marco Longhi, Parroco di Boffalora sopra Ticino
  • Don Luigi Brigatti, Parroco di Sedriano
  • Don Giuseppe Brivio, Parroco di Marcallo con Casone
  • Don Gerolamo Castiglioni, Parroco dei Santi Nazaro e Celso, Bareggio
  • Don Ambrogio Colombo, Parroco di Robecco sul Naviglio
  • Don Giuseppe Colombo, Parroco di Mesero
  • Don Eugenio Dalla Libera, Parroco della Madonna Pellegrina, Bareggio
  • Don Luigi Verga, Parroco di Santo Stefano Ticino
  • Don Antonio Riva, Parroco di Pontenuovo
  • Don Eusebio Stefanoni, Parroco di Pontevecchio
  • Don Carlo Motta, Parroco di Casterno
  • Don Angelo Oldani, Parroco di Ossona
  • Don Antonio Ercoli, Parroco di Vittuone

Vicari parrocchiale e delegati decani

  • Don Tiziano Sangalli, Delegato arcivescovile del Santuario di Santa Gianna Beretta Molla, Mesero
  • Don Giovanni Beltramini, Vicario parrocchiale dei Santi Nazaro e Celso, Bareggio
  • Don Giuseppe Morstabilini, Vicario parrocchiale dei Santi Nazaro

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