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La Azienda di Servizi alla Persona ASP Montedomini si trova a Firenze in via dei Malcontenti,6. Sua origine Nel 1476, la Signoria di Firenze donò allo Spedale di Santa Maria Nuova un esteso terreno, situato nella via dei Malcontenti o del Tempio , già denominato il Prato della Giustizia, con lo scopo di costruirvi un lazzaretto . Di fatto, già in quell'anno, fu posta la prima pietra e dopo poco iniziò la costruzione del fabbricato che prese il nome di "Spedale di San Sebastiano degli Ammorbati" che per molti anni si dedicò alla cura dei suoi sciagurati ospiti; fin quando non venne completamente distrutto nel 1529, durante l'assedio delle truppe imperiali . In quella critica emergenza su ordine della Repubblica vennero fatte abbattere molte costruzioni che si trovavano nel raggio delle tre miglia dalle mura cittadine, per impedire agli attaccanti di trovare vantaggio e riparo da tali edifici. Per lo stesso scopo venero distrutti o irrimediabilmente rovinati anche molti altri fabbricati fra i quali vale la pena ricordare i due Monasteri  : quello di Santa Maria Assunta chiamato di Montedomini (monte del Signore), esistente fino dal 1285 fuori la Porta di San Gallo e l'altro di Santa Maria Annunziata detto di Monticelli (mons coeli: monte del cielo) che si trovava all'esterno della Porta di San Frediano in prossimità di Bellosguardo, già dal 1217. Al termine dell'assedio questo vasto terreno situato al Prato della Giustizia venne destinato alle due comunità di monache, ormai rimaste senza un'adeguata sede, per costruirvi (nel 1531) due grandiosi Monasteri contigui che mantennero i nomi originari delle religiose: di Montedomini e di Monticelli. Per più di trecento anni il tempo per le due comunità conventuali trascorse sereno senza tante preoccupazioni e lontano dalle inquietudini della vita terrena, salvo un incendio scoppiato nel febbraio del 1674 che danneggiò parte dei locali del monastero e durante il quale persero la vita due suore.

Un poco di storia Agli inizi dell'Ottocento, è storia nota, la Toscana passò sotto il dominio francese, che, con un'ordinanza (aprile del 1808) decise di sopprimere tutti gli edifici ecclesiastici, tranne quelli di pubblica utilità (come scuole o ospedali) e affidarli al Demanio. Fu allora che i due conventi, allontanate le monache, vennero unificati e trasformati in Deposito di Mendicità del Dipartimento dell'Arno . Così per risolvere il problema della piaga della mendicità, in epoca napoleonica, si giunse alla reclusione dei poveri, degli accattoni e dei senza casa, nel grande complesso di Montedomini , assumendo dei drastici provvedimenti repressivi nei confronti dei mendicanti , ma al tempo stesso con lo scopo di abituare il povero a guadagnarsi il pane con le proprie fatiche, educandolo al lavoro. Il progetto di internamento di basava anche su un criterio economico di diretta gestione statale dei mendicanti e degli oziosi al fine di renderlo un'impresa produttiva (avviamento al lavoro) fuori dai pericoli del vagabondaggio, della prostituzione e del crimine. Le attività produttive che vengono svolte nel Deposito fin dal primo momento sono la filatura e la tessitura della canapa, del lino e della lana; la conciatura e la lavorazione delle pelli; una bottega di falegname, una di calzolaio e una di fabbro, con macchine e utensili per allora all'avanguardia. Ma l'avversa sorte di Napoleone si chiuse definitivamente e con essa si chiuse, forse, l'epoca più oscura di Montedomini. Alla restaurazione del Governo Lorenese (1815 - 1859) l'Istituto per volere di Ferdinando III, fu oggetto di profonde riforme e prese il nome di Pia Casa di Lavoro di Montedomini con lo scopo principale di accogliere i poveri, gli invalidi e gli anziani, ma anche individui dediti al giuoco e al vagabondaggio. In questo periodo la Pia Casa riuscì a mantenersi con varie sovvenzioni fisse a carico dello Stato, del Comune, con i proventi del giuoco del Lotto, nonché con la tassa dell'Azienda dei Sali, con quella sugli spettacoli e con quella di soggiorno (dei forestieri) e naturalmente con la pubblica beneficenza, oltre al non trascurabile utile del lavoro proprio degli ospiti artigiani, che eseguivano pregiati manufatti . Così, Montedomini , divenne in quel periodo il centro della beneficenza fiorentina e impiegò tutte le sue potenzialità verso le classi disagiate senza trascurare i fanciulli poveri di qualsiasi età; rivelandosi una struttura assistenziale di tipo misto, che accoglieva individui di ogni tipo: sani e malati, liberi e reclusi, bambini e anziani, dementi e delinquenti, ricoverati su indicazione, attraverso una breve istruttoria, del parroco o di un commissario di polizia. Così, se durante il periodo francese il numero degli ospiti era contenuto, dopo il 1816 si registra una forte impennata nel numero degli arrivi trasformandosi in un raccoglitore di varia umanità in mezzo alla città, ma al contempo fuori da essa, vedendo, purtroppo, un'altissima mortalità fra i suoi ospiti, paragonabile solo a quella degli ospedali del tempo. Con l'avvento del Regno d'Italia Montedomini fu riconosciuta come Opera Pia , e proprio la presenza di quelle competenze educative nei confronti dei ragazzi e ragazze povere, creò i presupposti (come vedremo più avanti) per la riunione della Pia Casa con l'Orfanotrofio di San Filippo Neri e con il fondo detto Eredità De' Poirot . Scomparvero però le principali risorse e grande fu il sacrificio per mantenere la struttura in attivo, solo nel 1866 il Consiglio Municipale di Firenze deliberò di mantenere con una retta individuale i poveri appartenenti al Comune. È di questo periodo l'iscrizione a destra sulla porta d'ingresso, che recita: Quest'Ospizio dell'indigenza - Durato con varia fortuna e con discipline difformi - Fino al 1866 - Fu in quell'anno - Per decreto di Vittorio Emanuele II Re d'Italia - Riconosciuto come "Opera Pia" ed ebbe Proprie costituzioni - Che lo fecero Asilo di Carità non di pena - Ove trovano riposato vivere gl'impotenti al lavoro - e si addestrano nelle arti meccaniche i giovani abbandonati - provvedendo il Comune di Firenze - a mantenere i poveri della Città - Tolti alla vergogna del mendicare - Il Commendatore Carlo Peri - Direttore dell'Opera Pia - nel 1870. Con questo contributo del Comune le finanze si consolidarono e l'Istituto sotto la pregevole direzione di Carlo Peri prese fortemente il carattere sia di asilo benefico per quanti erano inabili al lavoro, che di collegio per i più giovani per indirizzarli allo studio ed al lavoro. Dal 1890 assunse l'attuale natura giuridica di Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza (I.P.A.B.). Dopo la Seconda Guerra mondiale, nel periodo fascista, dal 1938 fu adibito anche ad ospedale per i malati cronici e solo la strada cambiò nome e divenne "via dei Martiri Fascisti" proprio perché in quella strada, nei pressi di Montedomini c'era, in una cripta il "Sacrario dei martiri fascisti", ma per i fiorentini rimase sempre via dei Malcontenti. Dopo l'alluvione dell'Arno del 1966 Montedomini gravemente danneggiato, cessò di operare nell'ambito dell'educazione giovanile, indirizzando tutte le proprie risorse verso l'assistenza agli anziani. Fu in seguito realizzato definitivamente l'accorpamento con l'Orfanotrofio di San Filippo Neri e con l'Eredità De' Poirot e in tempi più moderni ha acquisito anche l'Istituto San Silvestro , l'Istituto Principe Abamelek , la Residenza Canova e l'Istituto Demidoff .

Il Centro Servizi di Montedomini oggi. L'Amministrazione Comunale ha individuato nel Centro di Servizi Montedomini la principale A.S.P. di riferimento per l'area anziani. Rinnovato completamente nelle sue strutture di accoglienza Montedomini ha aperto la propria sede al mondo giovanile attraverso la realizzazione di un self service sia per gli ospiti, per i cittadini disagiati, che per gli studenti universitari (più di 800 al giorno) e dando il via al progetto di una residenza studentesca in stretto rapporto con l'opera universitaria. Il centro ospita un presidio di riabilitazione intensiva (P.R.I.M.) extra ospedaliera che opera nelle fasi post-acute di patologie invalidanti cognitive e motorie sia in regime di ricovero, nonché diurno con l'attività ambulatoriale di controllo post-dimissione e pre - ricovero. Il Centro dei Servizi gestisce anche le Residenze Sanitarie Assistite che offrono ospitalità e assistenza, consulenza geriatrica e animazione. Altri servizi erogati interessano cittadini del territorio che possono usufruire del parrucchiere, del podologo, dei servizi di igiene alla persona, del teatro. Sono presenti numerose Associazioni di volontariato che supportano l'attività assistenziale. L'ultimo più avanzato progetto, per garantire assistenza e tranquillità agli anziani soli si chiama "telec@re" : l'iniziativa, finanziata dalla Regione Toscana, dal Comune di Firenze e dall'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, garantisce un innovativo sistema di assistenza per gli anziani in condizioni di limitata autonomia e ai cittadini adulti disabili o con particolari patologie, residenti nell'area fiorentina. Il tutto attraverso l'installazione di un "set top box" direttamente a casa dell'assistito in collegamento con un Call Center situato a Montedomini, ove gli operatori presenti 24 ore su 24 esaminano le segnalazioni e decidono subito il da farsi: un semplice contatto con l'utente per rassicurarlo (tele conforto), una telefonata ai suoi familiari, il contatto con medici o farmacie e infine nei casi più gravi, la richiesta di un intervento di emergenza del 118. L’Istituto collabora anche con il progetto del Comune di Firenze Assessorato alla Marginalità Emergenza Freddo: La struttura, completamente pubblica, dal 2005 è

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